OFFIDA: PARCO TEMATICO "VIVI UN GIORNO DA PICENO"
Il parco tematico "Vivi un giorno da Piceno" è un parco giochi che attraverso la ricostruzione di un villaggio piceno e dei suoi spaccati di vita vuole fare didattica storica. Il parco è collegato al Museo Archeologico che vanta una delle collezioni picene più importanti della zona e alle attività di laboratori didattici.
Nel parco si organizzano delle giornate nell'età del Ferro "un giorno da piceno" in cui i fruitori partecipano attivamente alla vita del villaggio lavorando e producendo. Attraverso il gioco si scopre la civiltà che si è sviluppata nel territorio.
Al parco didattico è collegata l'attività di archeologia sperimentale che prevede spazi dedicati alla ricostruzione di oggetti, strumenti, utensili della vita quotidiana.
CUPRA MARITTIMA: PARCO ARCHEOLOGICO
Da alcuni anni è stato istituito il Parco Archeologico nella zona interessata dalle maggiori testimonianze relative alla Cupra romana di cui sono state localizzate l'area del foro, la zona del bacino portuale, l'area della necropoli ed una zona lungo la SS 16 Adriatica di ville extraurbane e di edifici di uso pubblico legati all'attività del porto. Benché il cuore della città romana, il foro, sia ancora da scavare, è tuttavia possibile seguire un itinerario di grande interesse storico archeologico caratterizzato da notevoli testimonianze.
Partendo dalla SS 16 Adriatica, in corrispondenza del distributore della ERG, nell'area Carminucci, è possibile visitare una complessa area archeologica caratterizzata da una serie di ambienti e strutture che testimoniano una continuità insediativa che va dal I secolo a.C. al IV secolo d.C..
Su ambienti produttivi di una villa dotata anche di un ninfeo di I secolo, si sovrappose nel IV secolo un impianto termale caratterizzato da pavimenti a mosaico policromo, testimonianza unica nella fascia litoranea compresa tra "Castrum Truentinum" e "Castellum Firmanorum", che attestano lo sviluppo costiero dell'antico insediamento romano.
La struttura del ninfeo è databile al sec. I d.C. con rimaneggiamenti nell'età adrianea, a cui sembra riferibile anche l'iconografia decorativa ancora visibile. L'aula del ninfeo doveva essere completamente affrescata, oggi sono ancora visibili parte degli intonaci che ricoprivano le pareti della stanza con i motivi del tralcio di foglie bianche e decorate con conchiglie e materiale spugnoso. Nella zona dell'abside campeggia una scena marina su fondo azzurro, popolata da barche di pescatori, crostacei, molluschi, murene, calamari, delfini, meduse e ippocampi.
Più avanti, lungo un sentiero di campagna che si snoda sotto il villino Tassoni, è visibile una probabile struttura di servizio al porto, forse magazzini per la conservazione delle merci, caratterizzato da grandi doli, grossi contenitori per le derrate alimentari, ancora in situ (collocati nel terreno). Raggiunta Via Santi, si procede in direzione dell'autostrada 'A14' e sulla destra si possono vedere le cosiddette "Mura Mignini": resti di 4 alti muraglioni datati II-III secolo d.C. delimitanti un vasto vano rettangolare adibito o a statio (albergo) o, secondo le ipotesi degli studiosi, a magazzino del porto. Sul versante opposto a tale edificio si erge un'edicola funeraria di epoca romana, continuando la passeggiata si arriva all'area forense ubicata in località "la Civita". Il complesso è datato in base a due fasi di costruzione individuate, la prima in età imperiale, la seconda dalla fine del I secolo d.C. in poi. Su un pianoro che domina la vallata, si ergono due archi in mezzo ai quali spicca il podio di un tempio a pianta rettangolare forse dedicato a Venere o alla Dea Cupra o della Triade Capitolina (Giove, Giunone e Minerva) preceduto da una gradinata d'accesso. Nell'area forense sono state individuate anche la parete relativa ad un portico e l'area della basilica.
Percorrendo Via Passeggiata Archeologica si continua a salire per ridiscendere successivamente sino alla Pieve di S. Basso, chiesa preromanica del IX secolo d.C., dedicata al patrono di Cupra Marittima.
AREA ARCHEOLOGICA DELLA STRADA SALARIA ROMANA
IL' antica strada Salaria, oggi SS 4, da Ascoli verso Roma si sviluppa in mezzo a due catene montuose quella dei Sibillini e quella dei Monti della Laga, divise tra loro dal fiume Tronto. Oggi queste due catene montuose fanno parte di due Parchi Nazionali quello dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso e Monti della Laga.
La strada ha origini remote che risalgono almeno all'epoca protostorica, così come ci attesta la migrazione dei Sabini nel Piceno. In epoca protostorica con ogni probabilità dovevano essere due i tronchi della strada, uno Tirrenico e uno Adriatico che, dopo la conquista romana, vennero a fondersi in un sistema viario unico. Il nome le deriva dalla sua funzione commerciale per il trasporto del sale. Nel I secolo a.C. la strada divenne il principale nodo di collegamento tra il Piceno e Roma. Tranne che per la parte finale della strada, verso il mare Adriatico, non esistono difficoltà per la sua ricostruzione.
Per quanto riguarda la parte situata tra Ascoli Piceno e Arquata del Tronto, sono diverse le testimonianze archeologiche tuttora visibili costituite per lo più da muri di sostruzione, fondamenta di ponti, dal ponte romano ancora integro in località Rio Garrafo, sormontato da un ponte ottocentesco, tratti di strada antica riconoscibili nel territorio di Quintodecimo, miliari di cui uno visibile nel Comune di Arquata in frazione Trisungo.
A meno di un chilometro da Acquasanta, in località Santa Maria, in epoca romana sorgevano le antiche terme "ad Aquas", il cui toponimo è riportato dalla Tabula Peutingeriana come punto di sosta lungo il tracciato della Salaria. Le terme erano famose nell'antichità per le proprietà delle acque sulfuree, con ogni probabilità vennero distrutte in epoca barbarica e poi riedificate intorno al X secolo nell'attuale nucleo di Acquasanta dove esistono ancora oggi.
Delle antiche terme sono rimaste a testimonianza una cisterna, una delle piscine, un vano adibito a bagno, un apodyterium e altro materiale sporadico.
Della Strada romana Salaria ad Acquasanta sono ancora visibili:
località Travetta taglio della roccia, sede stradale (dal km 178 al km 179)
località: Quintodecimo muro di sostruzione lungh. m.15 (Km 180.500)
località Rio Garrafo: ponte romano sormontato da quello ottocentesco (km 182)
località La Marzola muro di sostruzione lungh. M. 23 ( km 187.600)
località Vene di Santa Caterina (km 188.800) muro di sostruzione ancora in uso lungh. 60-70m, h 8-10 m
località Ponte d'Arli (km 194.450-194.600) pila di ponte nell'alveolo del Tronto e ponte sul Rio Nile


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